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Una libera scuola aperta a tutti

Dicono della pedagogia Waldorf...

 

Leggi questo articolo apparso su La Repubblica (settembre 2010) - in formato pdf -

 

Rudolf Steiner

 

Filosofo, ricercatore e studioso di Goethe, ideatore dell’Antroposofia (dal greco “antropos”, uomo, e “sophia”, saggezza) e fondatore della pedagogia Waldorf, Rudolf Steiner (1861-1925) è considerato uno dei grandi pensatori del ventesimo secolo.

 

I suoi studi hanno portato contributi fortemente innovativi nei più svariati campi dell’attività umana. Oltre alla scuola Waldorf, Steiner concepì e sviluppò la medicina antroposofica, l’agricoltura biodinamica, l’euritmia, forme originali di arte e architettura e teorizzò una nuova organizzazione umana basata sulla “triarticolazione sociale”, nel tentativo di contribuire alla formazione di una società migliore.

 

Nel corso della sua lunga attività, ha tenuto più di seimila conferenze, contenute nei trecento volumi dell’Opera omnia, non tutti tradotti in Italiano. Fra le sue opere fondanti, “La filosofia della libertà” (1894), “Teosofia” (1904) e il testo autobiografico “La mia vita” (1923-1925).

 

L’impulso del suo pensiero, profondamente avanzato per l’epoca in cui Steiner viveva, è giunto fino a noi tramite la diffusione in tutto il mondo del movimento antroposofico, che, attraverso le varie discipline, porta avanti l’idea di un uomo completo di corpo, anima e spirito e capace di realizzare, nel corso della sua esistenza, il senso del vero e del bello.


 


La pedagogia Waldorf nacque nel 1919 per i figli degli operai della fabbrica Waldorf-Astoria di Stoccarda, fortemente voluta dal direttore della fabbrica stessa, Emil Molt.
Rudolf Steiner, che curò personalmente il corso di pedagogia e la formazione degli insegnanti, parlò sin d’allora di una scuola libera, fondata su una profonda conoscenza dell’uomo e aperta a tutti: senza distinzioni di censo o religione, ma soprattutto senza distinzioni tra maschi e femmine, un principio profondamente rivoluzionario per quei tempi.
E a distanza di quasi un secolo, la pedagogia Waldorf mostra di saper rispondere alle richieste della contemporaneità. Sempre più spesso, infatti, il mondo del lavoro chiede ai giovani senso di responsabilità, creatività, adattabilità, capacità di giudizio e di decisione, tutte facoltà che le scuole Rudolf Steiner, diffuse oggi in 80 Paesi del mondo, favoriscono e sviluppano da sempre.

 

Il bambino, essere in divenire
Nella scuola steineriana il bambino viene visto non come un “contenitore” la pitturavuoto da riempire di nozioni, ma come una individualità unica e irripetibile, venuto al mondo con un bagaglio di talenti che devono essere lasciati emergere (educare da “e-ducere”, condurre fuori).
Il bambino è osservato con rispetto secondo il suo temperamento, la sua costituzione fisica, animica (vita di sentimento) e spirituale (vita di pensiero) e accompagnato nelle profonde trasformazioni della sua crescita per arrivare ad uno sviluppo armonico di tutte le sue facoltà.
Quali facoltà? Essenzialmente tre: le forze del volere, del sentire e del pensare, ognuna delle quali si manifesta in una diversa fase di crescita.

 

Il bambino nel primo settennio
Se osserviamo un bambino piccolo, da 0 a 6-7 anni, abbiamo davanti a noi un essere volitivo, di movimento: cammina, corre, gioca, tocca, è instancabile. Tutto il suo essere è assorbito nella conformazione della sua corporeità, tutto in lui è percezione del mondo esterno, tutto in lui è imitazione di quanto gli si muove attorno. Stimolarlo troppo nella sfera intellettiva può indebolire la sua costituzione fisica, il suo crescere armonico.
Gli asili steineriani offrono perciò un ambiente creato per rispettare la fantasia giocosa del bambino, per stimolare il suo agire con attività piene di ritmo e di senso (pittura, fiabe, girotondi, preparazione del pane, tessitura, passeggiate nel bosco, modellaggio con la cera…).

 

Il secondo settennio
Intorno ai 6-7 anni e fino ai 14 il bambino cambia: molte forze si rendono disponibili all’apprendimento conoscitivo e la sua vita di sentimento diventa sempre più importante. La scuola Waldorf offre i suoi insegnamenti nella ricerca continua di un respiro tra il lavoro accademico, artistico e pratico, tra la mente, il cuore e le mani.
lavoro manualePer formare uomini del domani completi, capaci tanto di iniziativa autonoma  quanto di sensibilità sociale è necessario trovare proprio in questo periodo di crescita un equilibrio dinamico tra due correnti: da un lato  la comprensione del mondo esterno affinata via via da un pensiero rigoroso , dall’altro l’espressione attiva del bambino-ragazzo nella sua attività motoria, creativa, di fantasia, aspetti questi ultimi che il mondo contemporaneo sta sempre più mortificando.
In questo senso, caratteristiche proprie di questa pedagogia sono diventati patrimonio dell’istruzione pubblica anche in Italia, pensiamo alle lingue straniere portate sin dalle prime classi, al lavoro manuale, alla musica e alle materie artistiche, alla scelta di valutare gli allievi non attraverso i voti ma con osservazioni partecipi e costruttive.

 

Il terzo settennio

Con la pubertà si affaccia un momento delicato e spesso difficile: il ragazzo manifesta un mutamento fisico considerevole, la vita di sentimento diventa ricca di contrasti e le facoltà del pensare si portano a pieno sviluppo. La scuola, dice Steiner, crea allora “un ponte di collegamento con la vita pratica esteriore”, con le attività dell’uomo, per coltivare nei ragazzi coscienza del dovere, gratitudine e capacità

di amare. Sempre più importanti diventano le materie scientifiche per stimolare l’osservazione diretta e lo sviluppo del pensiero logico-razionale, mentre alle materie umanistiche spetta il compito di esercitare un atteggiamento oggettivo rispetto al divampare delle emozioni grazie alle solide basi di conoscenza storico-letteraria e alle arti la mediazione tra conoscenza e azione.

Sempre di più – e la grande diffusione delle scuola Steiner nel mondo lo dimostra – è facile riconoscere in questa pedagogia la presenza vivente dei “Quattro pilastri dell’educazione” che Jacques Delors ha individuato nel 1997 nel suo rapporto per l’Unesco: imparare a vivere insieme, imparare a conoscere, imparare a fare, imparare ad essere.