Per Steiner c’è un’unica forma d’espressione che permette la vita emozionale umana, senza privare il singolo individuo del suo libero giudizio: l’attività artistica. E, tra le attività artistiche, Steiner privilegiò la drammatizzazione e il teatro, per la sintesi in esso di arte e rispecchiamento completo della realtà sociale.

L’esperienza teatrale comincia in II classe con la piccola recita di Natale.
I bambini di quest’età sono i più adatti per la rappresentazione sacra, simbolo di purezza nel pieno inverno: l’annuncio ai pastori, il loro mettersi in cammino sotto la stella,
il viaggio di Maria e Giuseppe, i tre osti, di cui uno solo darà un modesto rifugio ai due poveri pellegrini, la nascita del Bambino in una stalla, l’arrivo dei pastori con i loro doni.

Nella recita, i bambini avranno modo anche di cantare le loro canzoncine, di suonare il flauto, e magari di portare alla culla del Bambino anche gli animaletti incontrati nelle favole della seconda classe.

le recite in costume nella scuola steineriana il giardino dei cedriIn III classe, le Storie dell’Antico Testamento diventano il giusto materiale a cui attingere per una possibile recita di fine anno: le storie di  Abramo, di Giuseppe, di  Mosè… donano con le loro immagini così grandiose e plastiche momenti di grande intensità. Intanto cresce l’attitudine ad immergersi nelle immagini, facendo del linguaggio un pennello che dipinge l’aria di parole ben pronunciate, musicali, e che educa i sentimenti, e del gesto un altro, nobile linguaggio.

La IV classe è la classe più sensibile al fascino del teatro. Perché il bambino di questa età nasconde in sé un amante della parola, un poeta. Il linguaggio così ricco delle antiche storie della mitologia nordica si adatta mirabilmente a questa necessità. E vi si adattano anche quei personaggi grandiosi: dei, giganti, nani, eroi.

In VI classe, può venir bene incontro alla grande crisi dei dodici anni, una rappresentazione teatrale quale per esempio una riduzione dell’Odissea di Omero, in cui Ulisse va a rappresentare l’eroe che, solo, riesce a tornare alla sua patria, dopo aver affrontato e superato i terribili ostacoli messigli davanti da Poseidone, il dio del mare, che gli ha suscitato contro ogni sorta di tempeste. (La tempesta è metafora delle tempeste animiche che i ragazzi cominciano ad attraversare a quest’età; i compagni di Ulisse sono metafora delle passioni umane che affiorano; e Ulisse stesso è certamente la forza dell’Io che deve sottometterle).

L’VIII classe, infine, è la classe del teatro. Con il grande spettacolo finale, in cui tutte le attività artistiche svolte Le recite scolastiche alla scuola Giardino dei cedri Romanegli otto anni si compendiano e s’incontrano, i ragazzi devono poter sperimentare un’ indimenticabile esperienza d’arte e di socialità.

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